Algobussola N°18 del 17/07/2021

Algobussola

Buongiorno e ben ritrovati,

nello scorso numero, abbiamo visto come non sia affatto semplice combattere l’inflazione se non si utilizzano gli strumenti corretti. In questo invece, vedremo di capire come mai nessuno strumento può essere quello giusto se non si utilizzano le corrette strategie.

Uno dei più grandi luoghi comuni che siano stati messi in circolazione è che lo strumento più facile per combatterla sia quello di utilizzare quello che fino a poco tempo fa veniva considerato il bene rifugio per eccellenza: L’ORO.

Se cominciamo a navigare un po’ sul web alla ricerca di informazioni al riguardo infatti, ci imbatteremo infatti in articoli in cui ci viene detto tutto ed il contrario di tutto.
Questo è indubbiamente uno dei più divertenti, talmente ridicolo che non vale nemmeno la pena di perdere il tempo a citarne il link:

“Nei periodi di forte inflazione, si osserva solitamente un incremento significativo delle quotazioni dell’oro, ma non sempre e non per tutti i valori di inflazione tale correlazione è valida. In qualunque caso però l’oro rappresenta una buona difesa nei periodi inflattivi, poiché a fronte di una diminuzione del potere d’acquisto della moneta, l’oro è la maniera perfetta per conservare la propria ricchezza.”

Ma sarà veramente così? E soprattutto, una cosa che mi sono sempre chiesto visto che il mio povero papà aveva la passione di collezionare monete e francobolli e (per mia fortuna) non è mai riuscito a tramandarmela, era, come mai il medesimo ragionamento non valesse anche per i diamanti o qualunque altro bene da collezione (o collectable che dir si voglia: monete, francobolli, ma anche orologi, gioielli, memorabilia, auto e moto d’epoca)?

Un carissimo amico trader, che purtroppo è venuto a mancare qualche anno fa (ciao Pierpaolo, ovunque tu sia +++R.I.P+++) scrisse sul suo blog un gran bell’articolo che per fortuna è stato rilanciato su di un altro famoso sito di economia.

Al fine di contribuire a tramandarne la memoria ai posteri lo riporterò qui sotto avvisandovi che mancano le fotografie dei grafici che erano parte integrante dell’ottimo lavoro di ricerca svolto e che purtroppo sono andate irrimediabilmente perse… Prestate la massima attenzione perchè ne vale la pena:

Pier Paolo Soldaini:  L’oro come la conchiglia cauri. Un mito da sfatare.

Qualcuno si diverte a raffrontare gli indici borsistici con il metallo “prezioso” per eccellenza: l’oro. L’esercizio in questione è tanto divertente quanto inutile, soprattutto se viene circoscritto a periodi di tempo limitati. Sull’inutilità della pratica scriveremo in altro articolo. Proviamo adesso ad osservare il grafico sottostante che rappresenta l’andamento del prezzo nominale dell’oro (linea spezzata gialla), e il suo valore “reale” (linea spezzata arancio), cioè deflazionato. Per costruire tale grafico abbiamo utilizzato i valori medi mensili per ogni anno di riferimento a partire dalla fine degli anni 60/inizio anni 70 (crollo del sistema valutario a cambi fissi o GOLD standard) ad oggi. Utilizzando i valori settimanali o giornalieri si otterrebbe un picco massimo (anni’70-80) un po’ più in alto, ma questo non influisce sul concetto che si intende esprimere. La sinusoide in colore verde è un’interpolazione tramite una funzione polinomiale di grado 6, che sintetizza bene l’andamento della curva del valore “reale” del metallo giallo negli ultimi quarant’anni. Ad un primo colpo d’occhio si può facilmente osservare che tutti coloro che avessero iniziato a tesaurizzare ricchezza sotto forma di oro a partire dagli anni ’80, avrebbero perso circa il 60% del potere di acquisto. Il prezzo dell’oro (nominale), dopo lo strappo al rialzo nella seconda metà degli anni ’70, ha infatti oscillato attorno ai 300 dollari per oncia per i successivi vent’anni. Il suo valore reale è dunque diminuito del 60% circa a causa del tasso di inflazione.
Sarebbe quindi opportuno ripetere l’esercizio di raffronto tra indici azionari e oro nel periodo ’80-2000, e si noterebbe che il forte rialzo dell’equity di quel periodo sarebbe ulteriormente amplificato da tale comparazione. Un lettore del Blog, che si firma con il nickname Pluto ha effettuato un felice intervento che voglio copiare ed incollare qui di seguito:

L´oro ha valore simbolico tanto quanto la carta.
Almeno questo é quanto ha imparato re Mida: non si mangia né ci si fa alcunché se non monili, specialmente in un panorama di crollo del sistema che non prevede usi industriali di quel metallo.
Perció… A che serve?
Anche la storia recente ha mostrato che l´oro é convertibile in valuta o beni materiali utili (alimentari, vestiario) solo in presenza di un mercato efficiente: in caso di collasso sociale/monetario/economico il mercato sarebbe solo locale e con efficienza bassissima. Ovvero il venditore di oro e il suo acquirente finale difficilmente sono in contatto diretto e nel caso migliore vi é una trafila di intermediari che come in Africa nelle zone di produzione pagano l´oro un Dollaro al grammo o meno. Oltretutto non essendoci piú una borsa metalli il valore dell´oro non sará fissato ma di volta in volta sará valutato a discrezione di chi lo ritira.

A me personalmente capitó di andare in Croazia appena dopo la fine della guerra in Jugoslavia: fui avvicinato da una donna che mi offrí dei suoi gioielli di oro antico a 24 carati (di apprezzabilissima manifattura, oltretutto!) al prezzo di 1.000 lire al grammo. Il prezzo di mercato giá allora era di circa 15.000 lire al grammo.
Ma nessuno con semplice denaro facilmente convertibile in alimenti (perché ha un valore dichiarato!) era lí a comprarlo e la gente del posto non sapeva che farsene!

Grazie Pluto. Thanks very much!!! Effettivamente le cose stanno proprio così. Si calcola infatti che il valore industriale dell’oro sia pari a circa 50 dollari l’oncia, proprio per le sue limitate applicazioni industriali (gioielleria ed elettronica), mentre altri metalli preziosi come il platino o il palladio ne hanno molte di più. E allora perchè l’oro viene percepito dalla maggioranza delle persone come un metallo prezioso? Semplicemente per convenzione! E’ un fatto di cultura. Esattamente come lo era la conchiglia Cauri in Africa tra il 1300 e il 1850. La sua lucentezza, la sua rarità, ne facevano un oggetto desiderabile sotto forma di monili, collane, braccialetti, ma totalmente inutile. Essa (la conchiglia) veniva utilizzata come vera e propria moneta negli scambi commerciali, e aveva anche un rapporto di cambio con l’oro. Sopravvisse fino ai primi del ’900, quando l’occidente, o meglio, gli Stati Uniti, decisero di metterla improvvisamente fuori legge, distruggendo da un giorno all’altro le ricchezze accumulate da tanti mercanti di schiavi (ma non solo), tra i quali Francisco De Souza. Il sogno di tesaurizzare ricchezza attraverso l’accumulazione di pietre e metalli preziosi è vecchio come il mondo, tanto vecchio quanto illusorio. Esso è radicato nella nostra cultura dai miti, dalle fiabe, dalle favole e leggende, che ci vengono raccontate dai nonni fin da quando siamo bambini. Accumulare oro fisico, o qualsiasi altro metallo o pietra preziosa, equivale a riempire di cartamoneta il materasso. Il prezzo dell’oro infatti è soggetto a fluttuazioni di mercato, e quindi può salire, impennarsi, oppure scendere e crollare. E’ salito nei primi anni ’70, si è impennato, poi è sceso ed è crollato negli anni ’80-90. Dal 2000 in poi è tornato a salire, e negli ultimi anni si è impennato nuovamente fino a tornare molto vicino ai picchi di valore “reale” degli anni ’70-’80. Ma questa è la storia di tutte le attività finanziarie e non. Azioni, obbligazioni, monete e materie prime, quadri e opere d’arte, bulbi di tulipano. Oggi il metallo giallo quota attorno ai 1500 dollari l’oncia. Difficile dire se il prezzo sia giunto al capolinea. Una cosa però è certa: il mito dell’oro continuerà fino a che l’uomo non si renderà definitivamente conto di quanto sia scarsa la sua effettiva utilità. E allora il metallo giallo rischierà di sgretolarsi, così come le bellissime conchiglie cauri.

A questo punto, per chi volesse approfondire ulteriormente la questione del valore numismatico delle conchiglie Cauri, consiglio la lettura di questo splendido articolo che ne ripercorre la storia con tantissimi aneddoti noi invece andiamo a cercare di capire come muoverci su tutto quel che non è quotato sui mercati ufficiali.

Innanzitutto con un bel proverbio che qualunque investitore dovrebbe stamparsi per bene nella mente:

“E’ SOLTANTO UNA QUESTIONE DI TEMPO ED IL DENARO E GLI STOLTI PRENDONO STRADE SEPARATE”.

Esattamente come qualunque azienda infatti, qualunque investitore privato, come peraltro qualunque risparmiatore o famiglia, “fallisce” per un unico motivo: quando termina la cassa!

Quindi? Se vogliamo evitare di finire come i Bianchi o peggio come i Rossi, il nostro primo compito dovrebbe essere quello di evitare che anche nel nostro bilancio famigliare, la cassa, il cash, i contanti, terminino!

Come fare? Cominciando a ragionare come Zio Paperone anzichè come un Paperino qualunque…

Paperino è quel tipo di persona che non ha alcun interesse al denaro e lo utilizza (come i famosi “Rossi”) esclusivamente per soddisfare gli acquisti dei propri bisogni materiali, Paperone invece ha un’unica vision: aumentare il livello dei contanti all’interno del deposito! Da notare che non è un numismatico e non compra monete o biglietti ma investe acquistando attività o beni al fine di creare un aumento costante del flusso di cassa, il livello all’interno del deposito di Dollari, Talleri, Dobloni, Sterline e valute pregiate!

Perchè Zio Paperone fa tutto questo? Perchè sa benissimo che qualunque valuta pregiata può acquistare qualsivoglia genere di materia prima e quindi non si riempie il deposito di “pepite” o di lingotti, ma di denaro, visto che come qualsiasi commodity, l’ORO fisico, può essere convertito in valuta pregiata… Il punto da capire è soltanto uno: A CHE PREZZO?

In questo momento ad esempio, l’oro vale meno di 50$ al grammo… Ad ulteriore dimostrazione che da quando 10 anni fa, esattamente nel Luglio 2011, anno in cui fu pubblicato l’articolo di Pierpaolo che vi ho riportato, chi non gli avesse creduto ed avesse dato retta a chi consigliava il contrario (e credetemi che dopo i segnali internazionali della crisi del 2009 erano veramente in tanti a “gufare” le peggiori previsioni in quell’epoca), pensando che l’oro fosse un ottimo investimento, per grazia ricevuta sta riportando a casa i propri soldi!

Sì, avete letto bene “PER GRAZIA RICEVUTA” perchè se per caso se ne fosse dimenticato in una cassetta di sicurezza e ne avesse avuto bisogno nel periodo 2014-2019 avrebbe dovuto, oltre a pagare il servizio di custodia alla propria Banca, SVENDERLO ad un prezzo notevolmente inferiore, rimettendoci fino al 40% rispetto al prezzo d’acquisto!!!

Alla luce di quanto sopra esposto, direi che qualunque persona di buonsenso ha materiale sufficiente per non credere più alla bella favola che il “bene rifugio per eccellenza” ci tuteli dall’inflazione.
Poi è vero che magari il passato non si ripeterà, ma è altresì vero che il passato è l’unica base statistica che abbiamo o se preferite, non potendo fare affidamento su ciò che non conosciamo (il futuro), siamo costretti a poter valutare esclusivamente le metriche che sono già accadute ed il passato parla molto molto chiaro per chi riesce a separare il valore affettivo da quello effettivo: chiunque avesse investito “dimenticandosene” in oro, diamanti e pietre preziose, negli ultimi 10-20-30-40-50 anni avrebbe guadagnato infinitamente meno di chi abbia investito sulla media degli indici dei mercati azionari.
Ovvio che “dimenticarsene” è una strategia più adatta ai Bianchi che ai Verdi, ma… Abbiamo un’ulteriore dimostrazione che con quelli che fino al Secolo scorso venivano definiti beni rifugio, non abbiamo, eccetto che per brevi periodi (esattamente come abbiamo visto nel numero scorso identificandoli come speculativi), più alcun genere di sicurezza nè di tutela dall’inflazione.

Certo di avervi fornito qualche spunto su cui meditare, in attesa del prossimo numero, come al solito vi auguro oltre che buon weekend anche buone, anzi ottime riflessioni.

Carlo Zanghi
Presidente Ufficio Studi Assodir
800-587.912

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